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Il diritto di un creativo di dire di no: Ferrari o 500?


Roberta Soru - 11 Maggio 2017 - 0 commenti


Avevamo già parlato dell’importanza di saper rifiutare un incarico e dire no a un cliente, oggi torniamo a parlarne, perché il diritto di rifiutare un progetto per un professionista, è insindacabile e sacrosanto.

Una delle frasi che ci si sente dire più spesso è: “Non sempre si può avere la Ferrari, a volte bisogna accontentarsi anche della 500”; è vero, a volte scendere a compromessi è necessario e anche accettare lavori non propriamente nelle “proprie corde” o eccessivamente stimolanti, lo è. Ma quanto bisogna umiliarsi per dimostrare la propria professionalità e il proprio valore? A casa nostra: 0!

Quando si svolge un lavoro come il nostro è importantissimo entrare in sintonia e in empatia con un cliente; devi raccontare la sua storia, creare da 0 un’immagine creativa di lui e della sua azienda e l’unico modo per farlo è allinearti perfettamente con lui, in un rapporto di rispetto reciproco. La base di ogni collaborazione è infatti il rispetto, se questo viene a mancare, anche la creatività ne risente e si blocca.

Il rapporto creativo/cliente

Sul rapporto creativo/cliente sono stati scritti libri, post, meme, creati video, fanpage, siti. Forse un giorno scriveremo anche noi un memoriale delle stramberie che in questi anni ci sono capitate. Ovviamente essendo una visual designer, vederne di tutti i colori ormai è default!

Se dal nostro punto di vista i clienti spesso somigliano più ad alieni che a esseri umani, sarei curiosa di sapere dal loro punto di vista, noi cosa siamo: disperati? Schiavi? O forse cretini? Mah! Al momento non è dato sapersi.

Come calcolare in denaro la nostra disponibilità?

Il nostro lavoro si misura in tempo, tempo dedicato a pensare, creare, progettare. Ma che valore ha il tempo? Come calcolare in denaro la nostra disponibilità? La maggior parte di noi, pur sforzandosi e imponendosi con tutte le proprie forze, troppo spesso non rispetta l’orario prefissato e se calcola di lavorare solo 3/4 ore per un cliente è scontato che nel momento di massima ispirazione ne lavorerà 10 se non addirittura 12! Questo come lo spieghi a un cliente che ti dice :”Che ci vuole? Tanto ci metti 5 minuti. È una cosa facile facile per te!” Di facile nel nostro mestiere a parte accendere il Mac, non c’è proprio niente!!

Se un logo viene a costare 300€, non è che il grafico è impazzito improvvisamente, è che dedicherà a quello che il cliente chiama “scarabocchio”, tempo e risorse e se queste risorse costano 300€, il cliente non ha nessun diritto di mercanteggiare o denigrare il valore del suo lavoro.

Perché se andiamo al ristorante e non ci piacciono i prezzi del menù cambiamo posto, mentre se ci rivolgiamo a un grafico parte inevitabilmente l’impulso di mercanteggiare o in casi non troppo isolati, di insultare il creativo? Dov’è la differenza? Un mestiere è migliore di un altro? Anche i grafici hanno spese da sostenere e udite udite: non campano d’aria!

Esperienze Kafkiane..

Una delle ultime esperienze Kafkiane è stato avere, scusate il francesismo, le palle di dire no a un cliente eccessivamente cafone e aggressivo, il risultato è stato Hiroshima dopo la bomba atomica. Oltre allo scoppio di insulti, anche il voler per forza far terra bruciata dopo. Ma con quale diritto?

Può capitare di sbagliare, nonostante le apparenze, non siamo Dei e se sbagliamo un lavoro o toppiamo professionalmente, un cliente ha tutte le regioni per essere insoddisfatto. Ma che diritto ha, invece, se non siamo disposti a lavorare per lui o prendere il suo incarico, di mettere in dubbio la nostra professionalità? Nessuno.

La professionalità si dimostra soprattutto nel saper anche dire no, rifiutando qualcosa che potrebbe irrimediabilmente recarci un danno, personale e professionale.

Concludendo..

Questo post è un po’ uno sfogo di frustrazione, ma non vuole essere un manifesto di critica o un monito per i clienti, bensì un invito a considerarci persone e non robot. A darci la possibilità di scegliere e anche di dire no. Un lavoro non dev’essere mai uno “stupro”.

Su 5 clienti uno sarà insoddisfatto. Questa non è una statistica, ma un caso. Un caso umano, al quale va dato il giusto peso. Farsi venire un’ulcera o perdere il sonno per la maleducazione non è accettabile. Dormiamo sereni: cliente cafone che perdi, cliente migliore che trovi!

Buon lavoro a tutti!

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